Un altro fiume, un'altra Italia

Un altro fiume, un'altra Italia

Un altro fiume, un’altra Italia

‘Non ti bagnerai due volte nello stesso fiume’, diceva Eraclito. Perché tutto scorre e si trasforma. E perché l’Arno di oggi non è più l’Arno di 50 anni fa, quando sommerse impietoso la culla del Rinascimento, la città di Dante e di Lorenzo il Magnifico, di Cimabue e di Brunelleschi, di Donatello e di Botticelli, la città che amo e che il mondo ci invidia. Non è lo stesso fiume, non è la stessa Italia. Non c’era facebook né gli altri social network, non c’erano i telefonini e neanche la tivù a colori, e forse fu per questo che l’unico fango a sommergerci fu quello del fiume. Non è nostalgia del tempo che fu – peraltro non ero ancora nato – è solo la constatazione un po’ amara per quello che siamo diventati o per quello che appariamo visti dallo specchio deforme di social network, televisioni e media vari. Un Paese che non sa unirsi neanche quando la terra violentemente trema e distrugge vite umane insieme al nostro straordinario patrimonio artistico. Però diceva Eraclito ‘panta rei’, tutto scorre. E passerà anche questo tempo e ci ritroveremo con un’altra Italia. Con un altro fiume. Viva Fiorenza! Ma anche Amatrice, Norcia, Accumoli, Arquata del Tronto, Preci, Castelsantagelo sul Nera, Ussita. Insomma, Viva l’Italia.

Massimo Parisi

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