Se l'Unesco cancella tremila anni di storia

Se l'Unesco cancella tremila anni di storia

Se l’Unesco cancella tremila anni di storia

Il Monte del Tempio e il Muro del Pianto, simboli millenari di Gerusalemme, non hanno niente a che fare con la religione, la tradizione e la cultura ebraica. Lo ha deciso ieri l'Unesco, accogliendo una proposta avanzata nei mesi scorsi da alcuni paesi arabi: il sito culturale avrà in futuro il solo nome arabo. Una decisione, quella del braccio culturale dell'Onu,  grottesca e sconcertante: un po' come se si negasse il nesso e il valore simbolico della Basilica di San Pietro per i cattolici o della Mecca per i musulmani. Organizzazioni come l’Unesco non possono consentire - neanche indirettamente - che  storia e cultura siano utilizzate a fini di lotta politica o anche peggio. Cosa che è di tutta evidenza avvenuta, come dimostrano le dichiarazioni odierne del portavoce dell’Autorità palestinese, secondo cui  quello dell’Unesco è un “messaggio chiaro per Israele di mettere fine all’occupazione e di riconoscere lo stato palestinese con Gerusalemme est capitale inclusi i luoghi santi cristiani e musulmani”.

Negare il legame simbolico tra l’ebraismo e il Monte del Tempio e il Muro del Pianto è negare l’evidenza e la verità storica. Basterebbe confrontare le date di costruzione del Muro del Pianto e di avvento dell’Islam per etichettare come errore grave la scelta dell’Unesco. E a lasciare basiti è anche l’astensione delle delegazioni di 26 paesi, tra cui l’Italia. Una decisione di cui si ignorano le ragioni e che per certo merita biasimo. C’è da sperare ora in  una resipiscenza dell’organizzazione internazionale (l’iter non è ancora concluso), perché sia ristabilita la verità e non si cancellino così tremila anni di storia.

Massimo Parisi

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