Legge elettorale per i Comuni: bene ma non benissimo (poche ma significative proposte di modifica)

Legge elettorale per i Comuni: bene ma non benissimo (poche ma significative proposte di modifica)

Legge elettorale per i Comuni: bene ma non benissimo (poche ma significative proposte di modifica)

Recita un adagio: l’ottimo è nemico del buono. Dunque, perché mettere mano a qualcosa che già funziona abbastanza bene, come la legge elettorale per i Comuni? Due sono le motivazioni: la prima è che chi utilizza quella pillola di saggezza popolare lo fa con intenti meramente conservativi; la seconda, correlata, è che quelli che oggi sono aspetti negativi apparentemente marginali domani potrebbero diventare delle aberranti falle nel sistema. Da qui la nostra proposta (qui il testo) di apportare alcune significative modifiche alla legge elettorale per i comuni, in particolare l’abbassamento della soglia per la vittoria dal 50% al 40%, l’estensione del doppio turno anche ai comuni con popolazione compresa tra 10mila e 15mila abitanti, l’introduzione di una soglia di sbarramento anche per le liste in coalizione, l’aumento del numero di firme per la presentazione delle liste, l’introduzione di una cauzione monetaria in luogo della raccolta firme (in calce a questo articolo una sintesi comprensiva degli obiettivi).

Prendendo in considerazione l’ultima tornata elettorale, se fossero state in vigore le noelezioni-urnastre modifiche, ad esempio, i ballottaggi non sarebbero stati 104 su 147 (per ragioni metodologiche la Sicilia non è contemplata, avendo un diverso sistema elettorale), ma 78 su 216. Limitandoci ad analizzare i soli comuni sopra i 15mila abitanti, i ballottaggi sarebbero stati 61, mentre 43 avrebbero avuto un esito finale al primo turno, tra cui: Asti, Belluno, Padova, Rieti, L’Aquila, Lecce, Gorizia. Di questi 43 casi in 34 sarebbe stato eletto il candidato che ha poi comunque vinto, mentre in 9 sarebbe stato eletto l’avversario (per restare ai capoluoghi: Padova, L’Aquila, Lecce).

Diversamente da come potrebbe erroneamente apparire, l’abbassamento della soglia di vittoria non è finalizzato ad abbassare i costi o ridurre le opportunità di voto, ma a ribadire un punto fermo: il ballottaggio serve a mettere in campo la seconda scelta dell’elettore, non dare l’occasione per ripensare il primo voto. Dico questo perché anche in quest’ultima tornata, così come nelle precedenti (complice l’impennata dell’astensione, specialmente al secondo turno) si sono registrati numerosi casi di sindaci eletti al ballottaggio con un numero di voti inferiore a quello ottenuto dall’avversario al primo turno: per dirla ancor più semplice, se il candidato in vantaggio al primo turno avesse conservato i voti ottenuti avrebbe vinto. Dove è successo? Solo per citare alcuni capoluoghi di provincia: L’Aquila e Lecce pochi giorni fa, Pavia, Perugia, Arezzo negli anni passati.  A “rimetterci” sia il centrodestra che il centrosinistra: per ciò rivolgo un appello ai principali partiti delle due aree politiche affinché aprano un confronto per evitare una stortura che talvolta deriva da un’errata certezza nella vittoria da parte dell’elettorato, ma talvolta nasconde la volontà di punire più che premiare, in una sorta di deleteria “fiducia distruttiva”.

Ma le anomalie non finiscono qui: vogliamo parlare della proliferazione di liste? Secondo l’Istituto Cattaneo la media è di 15 per comune, con punte di 37 (trentasette!) a Taranto, 26 a La Spezia, 24 a l’Aquila. Un paio di operazioni matematiche e scopriamo che in alcuni comuni c’è un aspirante consigliere ogni condominio di medie dimensioni. Alcuni esempi: 1 ogni 52 aventi diritto al voto a Canosa di Puglia, 1 ogni 47 a Cerveteri, 1 ogni 45 a Gorizia, 1 ogni 37 a Galatone (Lecce).

E alcune di queste liste, non riescono a “incassare” neanche il voto di ha sottoscritto il modulo di presentazione: solo per fare qualche esempio, quattro casi a Verona, tre a Padova, a Taranto, La Spezia, Alessandria, Legnano, due ad Acerra, uno a Lecce, Pistoia, Como Pozzuoli, Sesto San Giovanni, Asti, Cuneo.

Proprio per tentare di ridurre e prevenire l’amplificarsi di queste storture abbiamo presentato questa proposta di legge. Che ribadisco punta a migliorare un sistema, quello maggioritario, ritenuto universalmente già buono. Già, quel maggioritario che noi vorremmo estendere anche alle elezioni politiche…

 

Le proposte di modifica

 

  • l’abbassamento dal 50% al 40% dei voti validi della soglia necessaria per l’elezione al primo turno del sindaco, per ridurre i casi in cui un candidato sostenuto da un’ampia fetta di cittadini venga poi sconfitto al ballottaggio con meno voti di quelli da lui ottenuti al primo turno;

 

  • l’estensione del sistema maggioritario a doppio turno ai comuni con popolazione compresa tra 10mila e 15mila abitanti, per estendere i benefici del sistema a un maggior numero di comuni;

 

  • l’introduzione di una soglia di sbarramento al 3% anche per le liste facenti parte di coalizioni, così come già previsto per le liste singole. Obiettivo è incentivare le piccole liste a unire le forze, con il risultato finale di ridurre la frammentazione nella rappresentanza, anche all’interno delle coalizioni vincitrici.

 

  • l’aumento del numero di firme necessario alla presentazione di una lista di candidati al fine di ridurre la frammentazione ed evitare i casi in cui una lista ottiene meno voti del numero di sottoscrizioni necessario alla candidatura;

 

  • l’introduzione di una cauzione monetaria in luogo della raccolta firme per i partiti iscritti all’albo nazionale e/o le liste già rappresentate in consiglio;

 

  • l’ampliamento della platea dei soggetti autenticatori e alleggerimento dell’iter burocratico. (Estensione anche ai consiglieri metropolitani della possibilità di effettuare le autenticazioni e cancellazione dell’obbligo di comunicazione di disponibilità al sindaco o al presidente di Provincia).

Massimo Parisi

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