Magistrati in politica, un'occasione persa

Magistrati in politica, un'occasione persa

Magistrati in politica, un’occasione persa

11 marzo 2014: il Senato approva alla quasi unanimità (239 voti favorevoli, contrari 6, astenuti 2) la proposta di legge sulla "candidabilità, eleggibilità e ricollocamento dei magistrati in occasione delle elezioni politiche o amministrative". Un testo contenente misure adeguate, opportune, utili a rimarcare la separazione e l'indipendenza dei poteri legislativo e giudiziario, ponendo limiti ragionevoli al transito - spesso andata e ritorno - dalle aule dei tribunali a quelle della politica.

30 marzo 2017: la Camera approva con 211 sì un testo profondamente diverso da quello licenziato dal Senato. In peggio. Testo che adesso tornerà a Palazzo Madama per essere sottoposto agli stessi senatori che tre anni fa votarono la prima versione, peraltro per molti versi coerente con le linee indicate dal Consiglio superiore della Magistratura.

In definitiva ci sono voluti tre anni per far arrivare questo provvedimento di civiltà alla Camera, e due settimane, tra commissione e aula, per stravolgerlo. E responsabili del peggioramento sono stati i deputati del Pd, evidentemente ancora sensibili alle sirene della magistratura, e le altre forze centriste della maggioranza che con una sorta di silenzio-assenso hanno avallato l'azione del gruppo dem di Montecitorio.

Adesso la proposta torna a Palazzo Madama: non resta che confidare che i senatori che tre anni fa approvarono un buon testo dimostrino coerenza e non ne ratifichino una versione profondamente diversa.

 

Qui la mia nota stampa

Qui le agenzie

Massimo Parisi

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