Le invasioni di campo del presidente Grasso

Le invasioni di campo del presidente Grasso

Le invasioni di campo del presidente Grasso

Attacchi politici, previsioni sulla scadenza della legislatura, giudizi su leggi approvate dal Parlamento, analisi sul voto referendario con tanto di deduzioni sulle intenzioni degli italiani in tema di legge elettorale. Niente di eccezionale se questo elenco fosse attribuito a un esponente politico nell’ambito della normale dialettica partitica. Fa specie invece che il protagonista di queste intemerate sia Pietro Grasso, la seconda carica dello Stato, un uomo delle istituzioni che, per la sua esperienza dovrebbe avere piena consapevolezza del concetto di terzietà. E invece no. Non che non l’avesse già fatto in precedenza, quando in ballo c’era la riforma della Costituzione e di conseguenza l’abolizione del Senato da lui presieduto. Ma i contenuti del discorso tenuto oggi durante l’incontro prenatalizio con la stampa parlamentare lasciano basiti. A prescindere dai giudizi sulle ‘personalità ipertrofiche’ (a chi si riferiva? e può il presidente del Senato emettere giudizi psicoanalitici su leader politici?), a prescindere dall'entrata a gamba tesa sul tema del Jobs act (può farlo il presidente del Senato, mentre è in itinere una richiesta di referendum sul medesimo tema?), a prescindere dalla comprensibile - diciamo così... - volontà del Presidente del Senato di portare a termine la legislatura, trovo del tutto inopportune le considerazioni svolte sul tema della legge elettorale. E questo sia perché siamo alla vigilia di un giudizio della Corte Costituzionale su una legge dello Stato, sia perché il Parlamento dovrà presto occuparsene. Le considerazioni poi nel merito sono superficiali: non si capisce infatti secondo quale logica si possa dedurre che l’alta partecipazione al voto in occasione del referendum stia lì a significare un’ineludibile voglia di preferenze da parte degli elettori. Se davvero la partecipazione al voto aumenta con l’introduzione delle preferenze, come si spiega il 75,2% di affluenza del 2013 e l’80,5% del 2008? Quei livelli di partecipazione (superiori di 10 e 15 punti alla partecipazione registrata in occasione del referendum costituzionale) sono stati raggiunti con leggi che prevedevano liste bloccate. Che una legge elettorale coerente ed efficiente sia necessaria prima di andare alle urne è lapalissiano, ma i tempi ed i modi non li decide il Presidente del Senato. Tanto più che dal suo discorso emerge, senza peraltro il bisogno di un’analisi del testo approfondita, l’auspicio di un rinvio sine die delle elezioni politiche, auspicio che in Parlamento ha certo moltissimi estimatori, ma che stupisce per la schiettezza con cui è formulato dalla seconda carica dello Stato. Il tutto per tacere dei riferimenti alla frammentazione della composizione del Senato: Grasso deve essersi dimenticato di quanto tempo ha impiegato a dichiarare decaduti gruppi che non avevano più i titoli per esistere.

Massimo Parisi

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