Referendum, il trionfo delle menzogne

Referendum, il trionfo delle menzogne

Referendum, il trionfo delle menzogne

Questa mattina ho partecipato ad un interessante incontro sul referendum costituzionale organizzato da due personalità di grande levatura intellettuale quali Gianni Bonini e Leonardo Tirabassi, a cui va il mio ringraziamento per l'invito. Per chi volesse ascoltare l'intero intervento il link audio è qui.

Per chi invece preferisce la lettura questa è la sintesi:“Una delle peggiori campagne referendarie, raramente si sono viste tante menzogne. Un trionfo di argomentazioni inverosimili sostenute non solo da elettori grillini, ma da deputati che dovrebbero conoscere la riforma, e che invece le diffondono con sprezzo del ridicolo. Gli amici di Forza Italia, partito da cui provengo, attaccano ad esempio sulla lunghezza dell’articolo 70 contandone le parole ma omettendo di ricordare che nella riforma del centrodestra del 2005 l’omologo articolo era più lungo di circa 150 parole. O ancora la bufala del presidente della Repubblica eletto da un solo partito. I nuovi quorum sono più alti, tant’è che con questi in vigore alcuni ex capi di Stato non sarebbero stati eletti. C’è chi dice che vede la mano di JP Morgan, ebbene su questa modifica io vedo la mano di Berlusconi, perché l’abbiamo chiesta noi, quando eravamo ancora in Forza Italia. Così come l’ha chiesta anche la sinistra del PD E sempre Forza Italia sostiene la tesi della deriva autoritaria, salvo poi chiedere maggiori poteri per il presidente del Consiglio”.

“Il fronte del No non è una cosa seria. Quando Berlusconi ha indicato Schifani come rappresentante di Forza Italia nel comitato pensavo fosse uno scherzo, perché Schifani quelle riforme le ha votate. Vedere Berlusconi a fianco dell’Anm, di Zagrebelsky, della Camusso e della Cgil fa male a chi viene dalla nostra storia, tant’è che abbiamo fatto una scelta di coerenza e abbiamo continuato a votare a favore delle riforme e ora a sostenere le ragioni del sì. Se invece dovesse vincere il No, a parte l’amarezza di dover buttare a mare un percorso che ha prodotto buoni risultati, sarei anche molto preoccupato per le sorti di questo Paese, visto che l’Europa ci ha concesso margini di flessibilità con l’impegno di varare riforme strutturali”.

 

 

Massimo Parisi

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