Fine del ricreativo

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Fine del ricreativo

scheda referendumGrazie a Dio è finita. Da domani i quotidiani, le agenzie di stampa, i telegiornali e Brunetta non potranno rilanciare parossisticamente i dati dei sondaggi. E questo è un bene. Ed è un bene anche che - a stare a larga parte degli istituti - il no sia in vantaggio. Ciò aiuterà la mobilitazione degli indecisi e dei moderati che hanno più di una ragione per temere la vittoria del no e il quadro che ne risulterebbe. Non c'è dunque da disperarsi o da iniziare quello sport tutto italiano della tafazziana autoflagellazione: c'è solo da lavorare. Per una serie di ragioni.
La prima: da molti anni a questa parte i sondaggi hanno clamorosamente sbagliato, anche in Italia (non solo in Gran Bretagna o negli States...). Volete qualche esempio? Febbraio 2013, ultimi sondaggi pubblicabili sulle elezioni politiche. Il Pd di Bersani è quotato da tutti - proprio tutti - gli istituti di sondaggi fra il 30 e il 32 per cento e la sua alleanza fra il 34 e il 37 per cento. Con dichiarazioni di qualche sondaggista, come il mitico Piepoli, di questo tenore: "Negli ultimi 15 giorni non cambierà niente, quello di Bersani è un consenso granitico". Disse proprio così: 'granitico'. Sappiamo come è andata a finire: il pd prese il 25,4 (dai cinque ai sette punti in meno rispetto alle previsioni) e la sua coalizione della tristezza prese, tutta insieme, il 29,5. Cioè meno del dato ipotizzato per il solo Pd. E che dire del Movimento 5 Stelle? Tutti - ma proprio tutti - gli istituti di sondaggi lo indicavano fra il 14 e il 16 per cento: prese il 25,6 per cento dei consensi, 'appena' dieci (diconsi dieci) punti sopra le previsioni.
E nel 2014? Alle elezioni europee del 25 maggio dopo una prima parte di campagna elettorale centrata sul tema del 'sorpasso', quello del Movimento 5 Stelle nei confronti del Pd, e dello slogan pentastellato ispirato dalla Sanofi Aventis (la casa farmaceutica produttrice del Malox) del 'vinciamo noi', negli ultimi sondaggi pubblicabili il Pd - alla cui guida era subentrato Renzi - era quotato al massimo al 34% e arrivò nei voti reali alla quota del 40,8 per cento (circa 7 punti sopra le previsioni), Scelta Europea era quotata al 3% e nei voti reali si fermò allo 0,8, Forza Italia, cui qualche sondaggio attribuiva intorno al 20 per cento, preso il 16,8. E mi fermo qui, perché ci sono altri motivi per sconfiggere il pessimismo.
La seconda ragione infatti è che tutti i sondaggi di queste ore certificano tre cose positive: 1) il sì può penetrare nell'elettorato di tutti gli schieramenti. Si pronunciano a favore della riforma anche elettori di Forza Italia (e su questo non avevamo dubbi) in una percentuale oscillante a seconda degli istituti fra il 24 e il 30 per cento, ma perfino nella Lega, Movimento 5 Stelle e Fratelli d'Italia albergano sostenitori del sì (intorno al 15 per cento). 2) C'è una larga fetta di indecisi ed un tasso previsto di partecipazione al voto (per Ipsos come per Piepoli) di poco superiore al 50 per cento. Mi pare un tasso piuttosto basso rispetto al rilievo che sta assumendo la posta in gioco: c'è dunque spazio per recuperare sia fra gli indecisi che fra quella quota di astensionismo non fisiologico. 3) Tutti ma proprio tutti i sondaggi che hanno avanzato quesiti sui contenuti della riforma, hanno dato un esito largamente favorevole. Cioè in buona sostanza la maggioranza degli italiani è a favore dei contenuti della riforma.
Infine un'ultima considerazione che non è di colore ma di sostanza: i partiti del fronte no, a stare agli stessi sondaggi che quotano il no in vantaggio, rappresentano grosso modo il 64-65 per cento dell'elettorato. Il fronte del sì oscilla invece (sempre dal punto di vista dei partiti che lo sostengono) fra il 35 e il 36. Dunque il fronte del sì ha già manifestato la possibilità di espandersi oltre i propri confini (di oltre dieci punti). Il no al contrario non convince integralmente il proprio fronte. Questo elemento positivo raramente traspare nella comunicazione che è tutta di segno contrario (il sì sta perdendo, il no sta vincendo): speriamo che almeno i sostenitori del sì non replichino questo errore. Perché il 4 dicembre è una partita ancora aperta.

Massimo Parisi

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